io pensavo di essere un volgarissimo cazzaro.
uno che raramente finisce le cose che inizia, che applica costantemente un efficace pressapochismo, che fa casino, che si perde le cose, che se perde le cose si consola con qualcosa invece di punirsi, uno che sostituisce allegramente gli scampi con le mazzancolle, che insomma i dettagli sono fondamentali, sì, ma per Bosch e Vermeeer, mica per me.
Un cazzaro, insomma.
E invece, oh meraviglia! Mi imbatto in questo libro (appartenente alla categoria della psicologia facilona, scritta da chi ha cinque lauree, ma destinata a chi sa appena leggere e quindi depurata da ogni concetto appena appena complesso) che mi appare invero bellissimo, dal momento che mi spiega con dovizia di particolari (più e più volte, avete mai notato come i testi di psicologia divulgativi reiterino i ragionamenti di continuo) che io NON sono un volgarissimo cazzaro, bensì un raffinato "Ottimalista", molto ma molto più fico di quei poveracci dei "Perfezionisti".
Il libro è questo : "La felicita in tasca" di Tal Ben-Shahar e ovviamente è per me un testo sacro (magari poi lo finisco di leggere, ma tanto adesso lo posso interrompere senza sensi di colpa e va bene così).