Sì, insomma, parto per le vacanze.
Vado in Messico, Baja California. Mi fermo anche due giorni a Città del Messico, per vedere come è cambiata rispetto a 18 anni fa.
Sì, sono vecchio.
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giovedì 26 luglio 2012
mercoledì 21 marzo 2012
POVERA LA MIA AMICA
Da qualche mese vado spesso a pranzo - e magari anche a sgnaccare un pisolino - a casa di una mia amica che lavora fuori Torino. Lei mi ha affidato generosamente un mazzodi chiavi, io entro alle 1245, mangio, leggo e me ne vado alle 14. Le lascio piccoli doni e ogni tanto andiamo a cena fuori (è grande intenditrice di cibi e vini).
Stamattina mi arriva un sms che recita "non andare oggi a casa, poi ti spiego".
Nessun problema, sono ad un corso.
Poi mi chiama e si scopre che nel cortile della sua casa hanno sparato ad un avvocato e noto politico locale - ne parlano tutti i giornali - e lei è stata uno dei vicini che lo hanno subito soccorso. Questura, interrogatori etc etc.
Mi fa impressione vedere il cortile dove passo due tre volte a settimana su tuttoi video della rete.
domenica 26 febbraio 2012
LO SGUARDO
2350 metri di altitudine, aria che non sarebbe freddissima se non ci fosse un vento che taglia. Neve e neve. Una lunga camminata sotto il sole e l'aria di un azzurro perfetto.
Vicino alla chiesetta prendo il panino al formaggio ("brus" locale: una specie di ricotta molto speziata e piccante, buonissima) e lo addento velocemente - fa veramente freddo - e poi arriva lei, bella e sofferente.
Mi guarda e si avvicina..
Zoppica, non appoggia una gamba posteriore.
Io, ecco, lo so che la legge proibisce di cibare un animale che la schifosa Natura ha predestinato alla morte per assideramento e fame, e che questo strano connubio - Stato e Natura - l'ha condannata. Sei zoppa, non cacci e crepi.
Però dai, mi guarda. Prende il panino e e lo mangia avidamente.
Magari te la cavi, volpe.
Magari te la cavi, volpe.
lunedì 20 febbraio 2012
BATTAGLIA DELLE ARANCE
Primo, il carro, il nostro carro e i colori del carro. Siamo
noi, una dozzina, contro tutti e dobbiamo tenere alta la bandiera.
Primo il carro, secondo i gli aranceri a terra. Sono tanti,
tantissimi, a centinaia e centinaia. Sono giovani e coraggiosi. Gli facciamo
male, ma resistono. E mirano bene, alle nostre parti scoperte, e lanciano
forte, che la maschera si gira per il colpo.
Primo il carro, secondo i gli aranceri, terzo le arance,
piccole, brutte, dure. Nostre amiche e nostre nemiche. Profumo ovunque, succo
ovunque. Ne mangi una ogni tanto.
Primo il carro, secondo i gli aranceri, terzo le arance,
quarto i cavalli. Bellissimi, coraggiosi, tranquilli. Tutti decorati, con i
sonaglini che tintinnano.
Su di tutto la battaglia: il cavallante grida “Maschereeee!”
e tu la tiri giù e inizi a respirare con affanno e vedi poco e poi senti l’urlo
della piazza e alzi la mano con la arancia e tre quattro proiettili te la
strappano di mano e senti i colpi addosso forti fortissimi qualcuno fa male
tanto e tiri tiri e ne hai almeno sei sette per te e peschi arance e ne prendi
tre assieme e qualcuna entra dal basso e schizza gli occhi che lacrimano ma non
puoi smettere e tiri tiri e sembra non finire mai e poi finisce la
piazza, ti togli la maschera e ti stringi la mano con quello che dieci secondi
prima cercava (con buon successo) di
spezzarti un dito.
martedì 7 febbraio 2012
UN MINUTO DI SILENZIO, GRAZIE
Insomma, sono giorni rapidi, un venerdì di montagna a sciare nel freddoporco (e menomale che è sci di fondo, quindi faticoso e che ti scongeli dopo un dieci minuti) di una bella gita sabatodomenica nella dolce Francia e di un lunedì di lavoro frenetico.
E della caldaia rotta.
Il tecnico arriva nel primo pomeriggio, spero. E spero che l’aggiusti. Spero: che a parte la temperatura della casa – intorno a più 5 – vivere senza lavarsi è per me difficile. E quindi mi lavo con l’acqua a un grado ed ecco, ieri mattina mi sono fatto la doccia fredda, molto fredda, e mi sono accorto che mi piaceva di meno di un tempo.
giovedì 19 gennaio 2012
COINCIDENZA
L'altroieri sera prendo un Frecciarossa e mi scaravento a Firenze. Mangio vicino alla stazione e poi vado nell'ultrafreddo hotel della periferia fiorentina, vicino al centro direzionale (che ridere, centro direzionale. Come se lì tutti dirigessero. Sarebbe più corretto chiamarlo centro lavorativo, ma suona male) dove la mattina dopo avrei avuto qualche riunione.
Il giorno dopo mi incammino, guardando incuriosito la diroccata cascina che resiste ancora fra enormi palazzoni, e mentre mi avvicino al luogo dell'appuntamento sento strombazzare. Vedo uno delle tre persone tre che conosco a Firenze che mi saluta incuriosito.
Che coincidenza.
giovedì 5 gennaio 2012
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